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Infezione nosocomiale presa in ospedale durante intervento chirurgico

Infezione nosocomiale presa in ospedale durante intervento chirurgico

Sommario

Infezione nosocomiale presa in ospedale durante intervento chirurgico: quando si può chiedere il risarcimento

Un’infezione nosocomiale presa in ospedale durante o dopo un intervento chirurgico può dare diritto al risarcimento se risulta collegata a carenze organizzative, igieniche, diagnostiche o assistenziali della struttura sanitaria. Non basta però dimostrare di essersi infettati: occorre ricostruire il nesso causale, i danni subiti e le misure preventive adottate o non adottate dall’ospedale.

Che cos’è un’infezione nosocomiale?

L’infezione nosocomiale è un’infezione contratta durante l’assistenza sanitaria, quando al momento del ricovero non era già presente né in incubazione.

Oggi il termine più corretto è infezione correlata all’assistenza, perché il problema non riguarda solo gli ospedali, ma anche cliniche private, ambulatori chirurgici, RSA, centri di dialisi, reparti di lungodegenza, assistenza domiciliare e altre strutture sanitarie o sociosanitarie.

Nel linguaggio comune, però, si continua spesso a parlare di:

  • infezione ospedaliera;
  • infezione nosocomiale;
  • infezione presa in ospedale;
  • infezione post-operatoria;
  • infezione del sito chirurgico.

Il punto centrale è semplice: se l’infezione è comparsa dopo un intervento, durante la degenza o poco dopo le dimissioni, bisogna capire se sia una complicanza inevitabile oppure il risultato di una condotta sanitaria non corretta.

Infezione presa durante un intervento chirurgico: quando deve insospettire

Dopo un intervento chirurgico possono comparire febbre, dolore, arrossamento della ferita, secrezioni, gonfiore, peggioramento delle condizioni generali o alterazione degli esami del sangue.

Non sempre questi segni indicano una responsabilità dell’ospedale, ma sono elementi da approfondire.

L’infezione post-operatoria merita una valutazione medico-legale soprattutto quando:

  • il paziente entra in ospedale senza segni di infezione;
  • l’infezione compare durante il ricovero o nei giorni successivi all’intervento;
  • la ferita chirurgica si infetta;
  • si rende necessario un nuovo intervento;
  • viene isolato un batterio ospedaliero o resistente agli antibiotici;
  • la terapia antibiotica viene iniziata in ritardo;
  • la diagnosi dell’infezione viene sottovalutata;
  • la cartella clinica è incompleta o poco chiara;
  • mancano dati su sterilizzazione, sala operatoria, medicazioni o protocolli di prevenzione.

La domanda giuridicamente importante non è solo: “Ho preso un’infezione in ospedale?”.
La domanda corretta è: l’ospedale ha fatto tutto ciò che doveva fare per prevenire, diagnosticare e trattare tempestivamente l’infezione?

Quali sono le infezioni più frequenti dopo un intervento chirurgico?

Le infezioni che possono comparire durante o dopo un intervento chirurgico sono diverse. Le più rilevanti nei casi di responsabilità sanitaria sono:

Tipo di infezione Esempio pratico Perché è importante
Infezione della ferita chirurgica Ferita arrossata, dolorosa, con pus o secrezioni Può indicare contaminazione del sito operatorio o gestione non corretta della medicazione
Infezione profonda del sito chirurgico Coinvolgimento di tessuti profondi, protesi, organi o cavità Può richiedere nuovi interventi, drenaggi o rimozione di impianti
Sepsi Infezione diffusa nel sangue con peggioramento generale È una complicanza grave e potenzialmente mortale
Polmonite ospedaliera Infezione respiratoria dopo anestesia, ventilazione o lunga immobilità Può essere collegata a degenza, ventilazione o assistenza post-operatoria
Infezione urinaria Infezione dopo uso di catetere vescicale Può dipendere da durata e gestione del catetere
Infezione da dispositivo Catetere venoso, drenaggio, protesi, impianto chirurgico Richiede verifica su sterilità, manutenzione e procedure di gestione

Secondo i dati sanitari nazionali ed europei, le infezioni correlate all’assistenza più frequenti riguardano soprattutto tratto respiratorio, tratto urinario, sito chirurgico e flusso sanguigno.

Le infezioni del sito chirurgico rappresentano quindi una parte importante del problema, soprattutto quando l’intervento comporta ferite profonde, impianti, protesi o lunga degenza.

Le infezioni ospedaliere sono sempre colpa dell’ospedale?

No. Questo è un punto fondamentale.

Non ogni infezione presa dopo un intervento è automaticamente un caso di malasanità.

Alcune infezioni possono verificarsi anche in presenza di cure corrette, soprattutto in pazienti fragili, immunodepressi, diabetici, anziani, obesi, politraumatizzati o già esposti a fattori di rischio.

Tuttavia, l’ospedale non può limitarsi a dire che “l’infezione è una complicanza possibile”. Deve dimostrare di aver adottato misure concrete di prevenzione e controllo.

In una causa per infezione nosocomiale, quindi, bisogna distinguere tra:

  • complicanza non evitabile, quando la struttura ha rispettato protocolli, linee guida e buone pratiche;
  • evento evitabile o mal gestito, quando emergono carenze in sterilizzazione, igiene, sorveglianza, diagnosi, terapia, organizzazione o documentazione clinica.

Il risarcimento può essere richiesto quando l’infezione è collegabile, con criterio medico-legale, a una condotta negligente, imprudente, imperita o a un difetto organizzativo della struttura sanitaria.

Cause possibili di infezione nosocomiale dopo intervento chirurgico

Le infezioni ospedaliere possono dipendere da molti fattori. Le cause più frequenti da verificare sono:

1. Sterilizzazione non adeguata

Strumenti chirurgici, ferri operatori, dispositivi, teli, materiali e ambienti devono essere sottoposti a procedure rigorose. Una carenza nella sterilizzazione può favorire la contaminazione del campo operatorio.

2. Igiene delle mani e condotte del personale

Il lavaggio delle mani, l’uso corretto dei guanti, il cambio dei dispositivi di protezione e la gestione sterile delle medicazioni sono passaggi essenziali. La mancata osservanza di queste regole può aumentare il rischio infettivo.

3. Gestione non corretta della sala operatoria

La sala operatoria deve rispettare standard specifici di pulizia, flussi, qualità dell’aria, accesso del personale, sanificazione e tracciabilità. Una sala non adeguatamente controllata può diventare un fattore di rischio.

4. Uso scorretto di cateteri, drenaggi o dispositivi invasivi

Cateteri venosi, cateteri urinari, drenaggi, ventilatori e protesi devono essere gestiti secondo procedure precise. Più a lungo restano in sede, più cresce il rischio infettivo.

5. Ritardo nella diagnosi

Un’infezione non riconosciuta tempestivamente può evolvere in forme più gravi. Febbre persistente, alterazione degli indici infiammatori, secrezioni dalla ferita o peggioramento clinico devono essere valutati rapidamente.

6. Terapia antibiotica tardiva o inadeguata

In caso di sospetta infezione, possono essere necessari esami microbiologici, antibiogramma e terapia antibiotica mirata. Un ritardo nella terapia può aggravare il danno.

7. Carenze organizzative

Turni insufficienti, personale numericamente inadeguato, mancata sorveglianza microbiologica, protocolli assenti o non applicati possono incidere sulla responsabilità della struttura.

Quali danni può provocare un’infezione nosocomiale?

Un’infezione presa in ospedale può avere conseguenze lievi, gravi o gravissime. Nei casi più seri può comportare:

  • prolungamento della degenza;
  • necessità di ulteriori interventi chirurgici;
  • drenaggi, medicazioni avanzate o terapie invasive;
  • ricovero in terapia intensiva;
  • sepsi;
  • danni permanenti;
  • perdita di funzionalità di un arto o di un organo;
  • rimozione di protesi o impianti;
  • cicatrici deturpanti;
  • invalidità temporanea o permanente;
  • perdita di reddito;
  • necessità di assistenza domiciliare;
  • danno morale e sofferenza soggettiva;
  • decesso del paziente.

Nei casi mortali, possono agire anche gli eredi e i familiari del paziente, chiedendo il risarcimento dei danni iure hereditatis e iure proprio, quando ne ricorrono i presupposti.

Quando si può chiedere il risarcimento per infezione nosocomiale?

Il risarcimento può essere richiesto quando vi sono elementi per sostenere che l’infezione sia collegata a una responsabilità sanitaria.

In pratica, bisogna verificare tre aspetti:

1. L’infezione è stata contratta in ambito sanitario?

Occorre dimostrare che l’infezione non era presente al momento del ricovero e che è comparsa durante la degenza, dopo l’intervento o in un periodo compatibile con l’assistenza ricevuta.

2. La struttura ha rispettato le misure di prevenzione?

L’ospedale deve poter dimostrare di aver adottato protocolli adeguati su sterilizzazione, disinfezione, gestione della sala operatoria, igiene, sorveglianza microbiologica, controllo dei dispositivi e prevenzione del rischio infettivo.

3. L’infezione ha causato un danno risarcibile?

Non basta l’infezione in sé. Bisogna documentare il danno: giorni di ricovero aggiuntivi, invalidità temporanea, postumi permanenti, spese mediche, perdita di reddito, sofferenza, peggioramento della qualità di vita o, nei casi più gravi, decesso.

Onere della prova: cosa deve provare il paziente e cosa deve provare l’ospedale

Nelle cause per infezione nosocomiale, l’onere della prova è un aspetto decisivo.

Il paziente deve dimostrare, anche tramite presunzioni, che:

  • è stato ricoverato o sottoposto a intervento;
  • al momento dell’ingresso non aveva quell’infezione;
  • l’infezione è comparsa durante o dopo l’assistenza sanitaria;
  • vi è compatibilità temporale e clinica tra ricovero/intervento e infezione;
  • ha subito un danno.

La struttura sanitaria, invece, deve dimostrare di aver adottato tutte le misure utili per prevenire l’infezione.

Non è sufficiente una difesa generica. Occorrono documenti, protocolli, registri, tracciabilità e prove concrete.

La Cassazione ha chiarito che la responsabilità della struttura non è una responsabilità automatica, ma ha anche indicato una serie di elementi che l’ospedale deve poter provare, tra cui:

  • protocolli di disinfezione, disinfestazione e sterilizzazione;
  • modalità di lavaggio e disinfezione della biancheria;
  • gestione dei rifiuti sanitari;
  • preparazione, conservazione e uso dei disinfettanti;
  • qualità dell’aria e impianti di condizionamento;
  • sistema di sorveglianza e notifica;
  • controllo degli accessi dei visitatori;
  • sorveglianza del personale;
  • rapporto numerico tra personale e pazienti;
  • dati microbiologici di laboratorio;
  • report interni sui germi sentinella;
  • orario effettivo delle attività di prevenzione.

Questo significa che, se il paziente fornisce elementi seri sulla possibile origine ospedaliera dell’infezione, la struttura deve difendersi con prove specifiche e non con semplici affermazioni.

Documenti da richiedere subito

Per valutare una richiesta di risarcimento da infezione nosocomiale è indispensabile raccogliere la documentazione sanitaria completa.

I documenti più importanti sono:

  • cartella clinica integrale;
  • diario medico;
  • diario infermieristico;
  • scheda anestesiologica;
  • verbale operatorio;
  • scheda di sala operatoria;
  • consenso informato;
  • esami del sangue;
  • PCR, procalcitonina, emocromo e altri indici infiammatori;
  • referti microbiologici;
  • antibiogramma;
  • emocolture;
  • tamponi della ferita;
  • esami radiologici;
  • terapia antibiotica somministrata;
  • fogli di dimissione;
  • successive cartelle cliniche di altri ricoveri;
  • certificati medici post-dimissione;
  • fotografie della ferita, se disponibili;
  • ricevute di spese mediche, farmaci, visite e medicazioni;
  • documentazione lavorativa in caso di perdita di reddito.

La Legge 24/2017 prevede che la struttura sanitaria fornisca la documentazione disponibile entro sette giorni dalla richiesta dell’interessato avente diritto; eventuali integrazioni devono essere fornite entro trenta giorni.

Come si valuta se c’è stato errore medico?

La valutazione non può essere fatta solo leggendo la diagnosi finale. Serve un’analisi tecnico-medico-legale.

Normalmente vengono verificati:

  • condizioni del paziente prima dell’intervento;
  • tipo di intervento eseguito;
  • rischio infettivo prevedibile;
  • durata dell’intervento;
  • uso di protesi, impianti, cateteri o drenaggi;
  • profilassi antibiotica;
  • tempi di comparsa dell’infezione;
  • tipo di batterio isolato;
  • eventuale antibiotico-resistenza;
  • tempestività della diagnosi;
  • adeguatezza della terapia;
  • completezza della cartella clinica;
  • rispetto di linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali.

Un caso è più forte quando l’infezione compare in tempi compatibili con il ricovero, viene isolato un microrganismo tipicamente ospedaliero, la cartella mostra ritardi o lacune e la struttura non produce prova concreta dell’applicazione dei protocolli preventivi.

Che danni si possono chiedere?

In caso di infezione nosocomiale risarcibile, possono essere richieste diverse voci di danno.

Voce di danno Significato
Danno biologico temporaneo Periodo di malattia, ricovero, convalescenza e limitazione delle attività quotidiane
Danno biologico permanente Postumi permanenti accertati dal medico legale
Danno morale Sofferenza interiore, paura, angoscia e peggioramento della qualità della vita
Danno dinamico-relazionale Incidenza sulla vita familiare, sociale, personale e quotidiana
Spese mediche Visite, farmaci, medicazioni, fisioterapia, assistenza, trasporti
Perdita di reddito Giorni di lavoro persi, riduzione della capacità lavorativa o mancati guadagni
Danno da perdita del rapporto parentale Nei casi di morte del paziente, danno subito dai familiari

Ogni voce deve essere documentata.

Per questo è importante non limitarsi alla cartella clinica, ma conservare anche ricevute, certificati, fotografie, buste paga, dichiarazioni reddituali e documentazione successiva alle dimissioni.

Procedura per chiedere il risarcimento

La procedura corretta, nella maggior parte dei casi, segue questi passaggi:

1. Raccolta della documentazione

Il primo passo è richiedere tutta la cartella clinica e ogni documento sanitario disponibile. Senza documenti non è possibile valutare seriamente la responsabilità.

2. Valutazione medico-legale

Un medico legale, eventualmente insieme a uno specialista infettivologo o chirurgo, valuta se l’infezione sia compatibile con una responsabilità sanitaria.

3. Quantificazione del danno

Dopo la valutazione medica, si stimano i danni temporanei, permanenti, patrimoniali e non patrimoniali.

4. Richiesta risarcitoria alla struttura o all’assicurazione

Si invia una richiesta motivata alla struttura sanitaria e, ove possibile, alla compagnia assicurativa.

5. Accertamento tecnico preventivo o mediazione

Per le controversie di responsabilità sanitaria, prima della causa è previsto un passaggio preliminare: il ricorso per accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c., oppure la mediazione nei casi consentiti.

6. Accordo o causa civile

Se la consulenza tecnica conferma la responsabilità, le parti possono raggiungere un accordo. Se l’accordo non arriva, si può procedere con il giudizio civile.

Tempi per agire

Nelle azioni contro la struttura sanitaria, la responsabilità è normalmente ricondotta all’ambito contrattuale, con un termine ordinario di prescrizione di dieci anni.

Per l’azione contro il singolo medico o sanitario, quando non vi è un rapporto contrattuale diretto con il paziente, la responsabilità può essere extracontrattuale, con termine di prescrizione ordinariamente quinquennale.

Attenzione: i termini vanno sempre verificati sul caso concreto, soprattutto in presenza di decesso, minori, pluralità di strutture coinvolte, richieste già inviate, trattative, atti interruttivi o procedimenti già avviati.

Focus: assistenza legale SAL per risarcimento danni da errore medico in tutta Italia

Nei casi di infezione nosocomiale, agire senza una valutazione tecnica può portare a richieste deboli o incomplete.

La materia richiede un lavoro coordinato tra avvocato, medico legale e, quando necessario, specialisti del settore sanitario.

Studio Assistenza Legale SAL offre assistenza legale in tutta Italia nelle procedure di risarcimento danni da errore medico, malasanità e infezioni contratte in ospedale o durante interventi chirurgici.

Lo studio può seguire il paziente o i familiari nella raccolta della documentazione, nella valutazione preliminare del caso, nella richiesta risarcitoria, nella fase di accertamento tecnico preventivo, nella mediazione e nell’eventuale giudizio civile.

Per contattare lo studio legale oppure per conoscere la Sede operativa più vicina alla tua città di residenza e per fissare un appuntamento con uno dei nostri avvocati presenti in TUTTA ITALIA: 320 223 18 35(Cellulare).

Quando conviene rivolgersi subito a un avvocato

È consigliabile chiedere assistenza legale appena emergono elementi sospetti, soprattutto se:

  • dopo l’intervento compare un’infezione grave;
  • il paziente viene sottoposto a un secondo intervento;
  • la ferita chirurgica non guarisce;
  • viene diagnosticata sepsi;
  • viene isolato un batterio resistente;
  • la struttura fornisce spiegazioni generiche;
  • la cartella clinica è incompleta;
  • il paziente riporta danni permanenti;
  • il paziente muore dopo l’infezione.

Aspettare troppo può rendere più difficile ricostruire i fatti, recuperare documenti, coinvolgere specialisti e interrompere correttamente la prescrizione.

Fonte normativa

Per la redazione e l’aggiornamento dell’articolo sono stati verificati i seguenti riferimenti:

  • Legge 8 marzo 2017, n. 24, cosiddetta Legge Gelli-Bianco.
  • Art. 1 Legge 24/2017: sicurezza delle cure e prevenzione del rischio sanitario.
  • Art. 4 Legge 24/2017: trasparenza dei dati e rilascio della documentazione sanitaria.
  • Art. 5 Legge 24/2017: linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali.
  • Art. 7 Legge 24/2017: responsabilità civile della struttura sanitaria e dell’esercente la professione sanitaria.
  • Art. 8 Legge 24/2017: tentativo obbligatorio di conciliazione e accertamento tecnico preventivo.
  • Art. 696-bis codice di procedura civile: consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite.
  • Artt. 1218, 1223, 1228 e 2043 codice civile.
  • Cassazione civile, Sezione III, sentenza n. 6386/2023 in materia di infezioni nosocomiali e prova liberatoria della struttura sanitaria.
  • Dati sanitari ISS/EpiCentro sulle infezioni correlate all’assistenza.
  • Dati ECDC sulle infezioni correlate all’assistenza e sulle infezioni del sito chirurgico.

FAQ

L’infezione nosocomiale dà sempre diritto al risarcimento?

No. L’infezione nosocomiale non dà automaticamente diritto al risarcimento. Il paziente deve dimostrare che l’infezione è compatibile con l’assistenza ricevuta e che ha causato un danno. La struttura sanitaria, a sua volta, deve provare di aver adottato misure adeguate di prevenzione, igiene, sterilizzazione, sorveglianza e cura.

Cosa devo fare se ho preso un’infezione dopo un intervento chirurgico?

La prima cosa da fare è richiedere la cartella clinica completa, conservare tutti i referti, documentare l’evoluzione dell’infezione e far valutare il caso da un medico legale. Solo dopo un’analisi tecnica è possibile capire se ci sono i presupposti per chiedere il risarcimento.

Quali documenti servono per chiedere il risarcimento?

Servono cartella clinica, verbale operatorio, diario medico e infermieristico, referti microbiologici, antibiogramma, esami del sangue, terapie somministrate, documenti di dimissione, certificati successivi, ricevute di spese mediche e ogni prova del danno subito.

Chi deve provare la responsabilità dell’ospedale?

Il paziente deve provare di aver contratto l’infezione in un contesto compatibile con il ricovero o l’intervento e di aver subito un danno. La struttura sanitaria deve invece dimostrare di aver rispettato le misure preventive e organizzative necessarie per evitare o ridurre il rischio infettivo.

Quanto tempo ho per chiedere il risarcimento?

Contro la struttura sanitaria il termine ordinario è generalmente di dieci anni, perché la responsabilità è di natura contrattuale. Contro il singolo sanitario, in assenza di contratto diretto, il termine può essere di cinque anni. È comunque necessario valutare il caso concreto.

Si può chiedere il risarcimento se l’infezione compare dopo le dimissioni?

Sì, è possibile, se i tempi di comparsa, il tipo di infezione e la documentazione clinica rendono plausibile il collegamento con il ricovero, l’intervento o l’assistenza ricevuta. Molte infezioni chirurgiche possono manifestarsi anche dopo la dimissione.

La cartella clinica incompleta aiuta il paziente?

Una cartella clinica incompleta può essere un elemento importante, perché rende più difficile per la struttura dimostrare di aver agito correttamente. Tuttavia, da sola non basta sempre a ottenere il risarcimento: deve essere valutata insieme agli altri elementi medici e giuridici.

Serve sempre una causa in Tribunale?

No. Spesso si avvia prima una richiesta risarcitoria, una mediazione o un accertamento tecnico preventivo. Se la responsabilità viene riconosciuta o emerge con chiarezza, può essere possibile raggiungere un accordo. La causa diventa necessaria quando la struttura o l’assicurazione contestano il danno o rifiutano il pagamento.

Possono agire i familiari se il paziente muore per infezione ospedaliera?

Sì. In caso di decesso, i familiari possono valutare un’azione risarcitoria per i danni subiti direttamente e per quelli maturati dal paziente prima della morte, se ne ricorrono i presupposti.

Studio Assistenza Legale SAL segue casi di infezione nosocomiale in tutta Italia?

Sì. Studio Assistenza Legale SAL offre assistenza legale in tutta Italia per casi di malasanità, errore medico, infezioni ospedaliere e richieste di risarcimento danni contro strutture sanitarie pubbliche e private.

 

AI Disclosure (AI Act 2025 – Legge Italiana 132/2025):
il contenuto testuale è AI-assisted, realizzato da SAL Studioassistenzalegale.it con il supporto di ChatGPT (GPT-5), OpenAI, nel rispetto dei principi di trasparenza previsti dal Regolamento (UE) 2024/1689. Le immagini incluse sono AI-generated tramite ChatGPT (GPT-5 Image Generation).
Fonte: OpenAI. “ChatGPT.” ChatGPT, OpenAI, [13.05.2026], https://chat.openai.com.

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