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Omessa diagnosi prenatale di gravi malformazioni congenite

Omessa diagnosi prenatale di gravi malformazioni congenite

Omessa diagnosi prenatale di gravi malformazioni congenite: quando si può chiedere il risarcimento

L’omessa diagnosi prenatale di gravi malformazioni congenite può integrare responsabilità medica quando il ginecologo, l’ecografista o la struttura sanitaria non rilevano anomalie diagnosticabili, non informano correttamente la gestante o non indirizzano la gravidanza verso controlli specialistici. In questi casi i genitori possono chiedere il risarcimento dei danni subiti.


Fonte normativa

Le principali fonti da considerare sono:

  • Legge 22 maggio 1978, n. 194, articoli 4 e 6: disciplina l’interruzione volontaria della gravidanza e, dopo i primi novanta giorni, consente l’IVG quando siano accertati processi patologici, comprese rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, tali da determinare grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
  • Legge 8 marzo 2017, n. 24, articolo 7: disciplina la responsabilità civile della struttura sanitaria e dell’esercente la professione sanitaria. La struttura risponde ai sensi degli articoli 1218 e 1228 c.c.; il sanitario, salvo rapporto contrattuale diretto, risponde ai sensi dell’articolo 2043 c.c.
  • Legge 8 marzo 2017, n. 24, articolo 8: per le controversie di responsabilità sanitaria è previsto, prima della causa civile, il ricorso per consulenza tecnica preventiva ex articolo 696-bis c.p.c. oppure la mediazione nei casi previsti.
  • Legge 8 marzo 2017, n. 24, articolo 4: la struttura sanitaria deve fornire la documentazione sanitaria disponibile entro sette giorni dalla richiesta; eventuali integrazioni devono essere fornite entro trenta giorni.
  • Linee guida ISS/SNLG sulla gravidanza fisiologica, aggiornamento 2026: l’Istituto Superiore di Sanità segnala l’importanza dell’ecografia nel primo e nel secondo trimestre per l’individuazione delle malformazioni fetali e per lo screening delle anomalie cromosomiche più frequenti.

Che cos’è l’omessa diagnosi prenatale

L’omessa diagnosi prenatale si verifica quando, durante la gravidanza, non vengono rilevate anomalie fetali che avrebbero potuto essere individuate con controlli corretti, esami adeguati o valutazioni specialistiche.

Può riguardare, ad esempio:

  • mancata individuazione di gravi malformazioni congenite;
  • errata lettura dell’ecografia morfologica;
  • mancata prescrizione di esami di secondo livello;
  • mancato invio della gestante presso un centro specialistico;
  • informazione incompleta o tardiva sui rischi rilevati;
  • mancata programmazione del parto in una struttura idonea.

Non ogni malformazione non diagnosticata comporta automaticamente responsabilità medica.

Occorre verificare se, secondo le conoscenze scientifiche e gli standard professionali del momento, quella specifica anomalia fosse concretamente riconoscibile.


Quando l’omessa diagnosi prenatale diventa errore medico

L’omessa diagnosi può diventare errore medico quando il sanitario o la struttura non rispettano gli obblighi di diligenza, prudenza, perizia e corretta informazione.

In particolare, la responsabilità può emergere quando:

  1. l’esame ecografico era tecnicamente idoneo a rilevare l’anomalia;
  2. la malformazione era visibile o sospettabile;
  3. il medico non ha approfondito un dato anomalo;
  4. la gestante non è stata informata correttamente;
  5. non è stato consigliato un controllo specialistico;
  6. il ritardo diagnostico ha impedito scelte consapevoli o cure tempestive.

L’articolo 1176 del Codice civile stabilisce che, nell’adempimento di obbligazioni professionali, la diligenza deve essere valutata con riguardo alla natura dell’attività esercitata. Questo principio è centrale nelle cause di responsabilità sanitaria.


Quali esami possono essere rilevanti

Nei casi di omessa diagnosi prenatale, l’analisi medico-legale riguarda spesso:

  • ecografie del primo trimestre;
  • ecografia morfologica;
  • referti di screening prenatale;
  • test combinato;
  • test del DNA fetale;
  • amniocentesi o villocentesi, se indicate;
  • consulenze genetiche;
  • esami di secondo livello;
  • cartella clinica del parto;
  • cartella neonatale;
  • eventuale documentazione del decesso del neonato.

L’aggiornamento 2026 delle linee guida ISS sulla gravidanza fisiologica valorizza l’ecografia nel primo e nel secondo trimestre per l’individuazione delle malformazioni fetali e il corretto percorso diagnostico.


Diagnosi tardiva e mancata programmazione del parto

In presenza di gravi malformazioni congenite, una diagnosi prenatale tempestiva può essere decisiva.

Una diagnosi corretta consente di:

  • informare adeguatamente i genitori;
  • programmare ulteriori accertamenti;
  • valutare eventuali terapie intrauterine;
  • scegliere un punto nascita attrezzato;
  • predisporre un intervento chirurgico immediato dopo il parto;
  • organizzare l’assistenza neonatale intensiva.

Quando la diagnosi arriva troppo tardi, il neonato può essere privato di concrete possibilità terapeutiche.

In questi casi, il danno può riguardare anche la perdita di chance di sopravvivenza o di migliore esito clinico.


Omessa diagnosi prenatale e diritto all’autodeterminazione della gestante

Uno degli aspetti più delicati riguarda il diritto della gestante a essere informata in modo chiaro e tempestivo.

La donna deve poter conoscere le condizioni del feto, i rischi della gravidanza, le possibili cure, le alternative praticabili e le conseguenze prevedibili.

Se la diagnosi viene omessa o comunicata in ritardo, la gestante può essere privata della possibilità di assumere decisioni consapevoli.

La Legge 194/1978 prevede che, nei primi novanta giorni, l’interruzione volontaria della gravidanza possa essere richiesta anche in relazione a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.

Dopo i primi novanta giorni, l’interruzione è ammessa nei casi indicati dall’articolo 6, tra cui rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro che determinino grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.


Quali danni possono essere risarciti

I danni risarcibili dipendono dal caso concreto. Possono comprendere:

  • danno da lesione del diritto all’autodeterminazione;
  • danno alla salute psichica della madre;
  • danno morale dei genitori;
  • danno esistenziale e da sconvolgimento della vita familiare;
  • spese mediche, assistenziali e organizzative;
  • danno da perdita della possibilità di prepararsi alla nascita di un figlio con gravi patologie;
  • danno da perdita di chance di sopravvivenza o di migliore esito clinico del neonato;
  • danno da perdita del rapporto parentale, nei casi di decesso.

La Cassazione ha chiarito che, in caso di omessa diagnosi di malformazione del feto, i danni da lesione dell’autodeterminazione della gestante possono estendersi anche alla perdita della possibilità di prepararsi consapevolmente alla nascita.


Perdita di chance di sopravvivenza del neonato

La perdita di chance è un danno autonomo. Si configura quando l’errore medico non consente di affermare con certezza che l’evento finale sarebbe stato evitato, ma ha comunque sottratto al paziente una possibilità seria, concreta e apprezzabile di ottenere un risultato migliore.

Nel caso di omessa diagnosi prenatale, la chance può consistere nella possibilità di:

  • programmare il parto in un centro più adeguato;
  • eseguire un intervento immediato alla nascita;
  • anticipare cure neonatali specialistiche;
  • aumentare le probabilità di sopravvivenza;
  • ridurre la gravità delle conseguenze cliniche.

La Cassazione, con ordinanza n. 16326/2025, ha precisato che il danno da perdita di chance presuppone l’esclusione del nesso causale diretto tra condotta colposa ed evento finale e richiede la prova di una possibilità seria, concreta e apprezzabile di conseguire un risultato più favorevole.


Il risarcimento è automatico?

No. Il risarcimento non è automatico.

Per ottenere il risarcimento occorre dimostrare:

  1. la condotta negligente, imprudente o imperita;
  2. l’omessa o tardiva diagnosi;
  3. la possibilità concreta di individuare prima la malformazione;
  4. il danno subito;
  5. il nesso causale tra errore medico e danno;
  6. nei casi di nascita indesiderata, la rilevanza della mancata informazione sulle scelte della gestante.

Questo è un punto fondamentale: non basta dire che la malformazione non è stata diagnosticata. Bisogna verificare se poteva essere diagnosticata e quali conseguenze concrete ha prodotto il ritardo.


Chi può chiedere il risarcimento

A seconda del caso, possono agire:

  • la madre;
  • il padre;
  • entrambi i genitori;
  • gli eredi, nei casi di decesso;
  • il minore, ma non per il semplice fatto di essere nato con una patologia congenita.

La giurisprudenza distingue infatti tra il danno dei genitori per lesione dell’autodeterminazione e il cosiddetto “diritto a non nascere se non sani”, che non è riconosciuto come diritto risarcibile in capo al figlio.

Le Sezioni Unite della Cassazione n. 25767/2015 hanno escluso il diritto del nato a chiedere il risarcimento per il solo fatto di essere nato con una malformazione.

Resta diverso il caso in cui il minore abbia subito un danno direttamente causato da una condotta sanitaria negligente, ad esempio durante la gravidanza, il parto o l’assistenza neonatale.


Contro chi si può agire

La domanda risarcitoria può essere proposta, in base alle responsabilità accertate, contro:

  • struttura sanitaria pubblica;
  • clinica privata;
  • ginecologo;
  • ecografista;
  • medico specialista;
  • equipe sanitaria;
  • compagnia assicurativa, nei casi previsti.

L’articolo 7 della Legge 24/2017 stabilisce che la struttura sanitaria pubblica o privata risponde delle condotte dolose o colpose dei sanitari di cui si avvale, anche se scelti dal paziente e anche se non dipendenti della struttura.


Q


Come funziona la procedura per chiedere il risarcimento

In genere il percorso prevede:

  1. raccolta della documentazione sanitaria;
  2. valutazione preliminare da parte dell’avvocato;
  3. analisi medico-legale specialistica;
  4. ricostruzione della gravidanza e degli esami eseguiti;
  5. individuazione dell’errore o dell’omissione;
  6. quantificazione dei danni;
  7. richiesta risarcitoria stragiudiziale;
  8. eventuale accertamento tecnico preventivo;
  9. eventuale causa civile.

Per le controversie di responsabilità sanitaria, l’articolo 8 della Legge 24/2017 prevede il ricorso alla consulenza tecnica preventiva ex articolo 696-bis c.p.c. come condizione di procedibilità, salva l’alternativa della mediazione quando prevista.


Perché è importante una perizia medico-legale

La perizia medico-legale serve a rispondere a domande decisive:

  • la malformazione era diagnosticabile?
  • l’esame è stato eseguito correttamente?
  • il referto era completo?
  • erano necessari ulteriori accertamenti?
  • la gestante è stata informata correttamente?
  • il parto doveva essere programmato in un centro specialistico?
  • un intervento tempestivo avrebbe aumentato le possibilità di sopravvivenza?
  • quali danni sono collegabili all’omissione?

Senza una valutazione medico-legale seria, il rischio è avviare una procedura debole o non sostenibile.


Assistenza legale SAL in tutta Italia per risarcimento danni da errore medico

Lo Studio Legale SAL – Studio Assistenza Legale offre assistenza legale in tutta Italia nelle procedure di risarcimento danni da errore medico, comprese le ipotesi di omessa diagnosi prenatale, diagnosi tardiva, malasanità in gravidanza, errore ecografico, mancata informazione alla gestante e perdita di chance di sopravvivenza del neonato.

SAL dispone di una pagina dedicata alla malasanità e al risarcimento danni da errore medico, e indica la presenza di sedi operative e riferimenti territoriali in tutta Italia.

Per contattare lo studio legale oppure per conoscere la Sede operativa più vicina alla tua città di residenza e per fissare un appuntamento con uno dei nostri avvocati presenti in TUTTA ITALIA: 081-195 70 162 (Fisso) – 320 223 18 35(Cellulare)


Quando rivolgersi a un avvocato

È consigliabile rivolgersi a un avvocato quando:

  • la malformazione è stata scoperta solo alla nascita;
  • la diagnosi è arrivata troppo tardi;
  • la gravidanza presentava segnali di rischio non approfonditi;
  • l’ecografia morfologica non ha rilevato anomalie poi risultate evidenti;
  • il parto non è stato programmato in un centro adeguato;
  • il neonato ha subito gravi conseguenze;
  • il neonato è deceduto;
  • i genitori non sono stati messi in condizione di scegliere consapevolmente.

Agire tempestivamente è importante anche per ottenere la documentazione sanitaria completa e conservarne ogni prova utile.


FAQ

Che cos’è l’omessa diagnosi prenatale?

L’omessa diagnosi prenatale è il mancato riconoscimento, durante la gravidanza, di anomalie o malformazioni fetali che avrebbero potuto essere individuate con controlli corretti, esami adeguati o approfondimenti specialistici.

L’omessa diagnosi prenatale dà sempre diritto al risarcimento?

No. Il risarcimento è possibile solo se si dimostra che la malformazione era diagnosticabile, che vi è stato un errore medico o informativo e che da tale errore è derivato un danno concreto.

Chi può chiedere il risarcimento per omessa diagnosi prenatale?

Possono chiedere il risarcimento i genitori, in particolare per la lesione del diritto all’autodeterminazione, per il danno morale, per il danno alla salute e per le conseguenze esistenziali e familiari. In caso di decesso del neonato, possono agire anche gli eredi.

Il figlio nato con malformazioni può chiedere il risarcimento?

Non per il solo fatto di essere nato con una malformazione congenita. La Cassazione ha escluso il diritto a “non nascere se non sani”. Diverso è il caso in cui il minore abbia subito un danno direttamente causato da una condotta sanitaria negligente.

Quali danni possono essere risarciti ai genitori?

Possono essere risarciti il danno da lesione dell’autodeterminazione, il danno morale, il danno alla salute psichica, il danno esistenziale, le spese sostenute e, nei casi più gravi, il danno da perdita del rapporto parentale.

Cos’è la perdita di chance di sopravvivenza?

La perdita di chance di sopravvivenza è la perdita di una possibilità seria e concreta di ottenere un esito migliore. Nei casi di omessa diagnosi prenatale può riguardare la mancata possibilità di programmare il parto in un centro specializzato o di eseguire cure immediate alla nascita.

Quali documenti servono per valutare un caso di omessa diagnosi prenatale?

Servono cartella clinica, referti ecografici, esami prenatali, immagini diagnostiche, consulenze specialistiche, cartella del parto, cartella neonatale e ogni documento utile a ricostruire la gravidanza e l’assistenza ricevuta.

Bisogna fare causa subito?

Non sempre. Prima è opportuno acquisire la documentazione sanitaria, svolgere una valutazione medico-legale e tentare una richiesta risarcitoria. Nelle cause di responsabilità sanitaria, di regola, è necessario passare per accertamento tecnico preventivo o mediazione.

Quanto tempo ci vuole per ottenere il risarcimento?

I tempi dipendono dalla complessità del caso, dalla disponibilità della documentazione, dall’esito della perizia medico-legale e dall’eventuale disponibilità della struttura o dell’assicurazione a definire la controversia in via stragiudiziale.

SAL assiste in tutta Italia nei casi di omessa diagnosi prenatale?

Sì. Lo Studio Legale SAL – Studio Assistenza Legale offre assistenza legale in tutta Italia nelle procedure di risarcimento danni da errore medico e malasanità, anche nei casi di omessa diagnosi prenatale e gravi malformazioni congenite.

 

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il contenuto testuale è AI-assisted, realizzato da SAL Studioassistenzalegale.it con il supporto di ChatGPT (GPT-5), OpenAI, nel rispetto dei principi di trasparenza previsti dal Regolamento (UE) 2024/1689. Le immagini incluse sono AI-generated tramite ChatGPT (GPT-5 Image Generation).
Fonte: OpenAI. “ChatGPT.” ChatGPT, OpenAI, [09.05.2026], https://chat.openai.com.

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