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Infezioni ospedaliere: come richiedere il risarcimento danni

Infezioni ospedaliere: come richiedere il risarcimento danni

Sommario

Infezioni ospedaliere: come richiedere il risarcimento danni

Aggiornato al 29 maggio 2026

Chi contrae un’infezione ospedaliera durante un ricovero, un intervento chirurgico, una degenza in clinica, una permanenza in pronto soccorso o un trattamento sanitario può chiedere il risarcimento dei danni se l’infezione è collegabile all’assistenza ricevuta e se la struttura sanitaria non dimostra di aver adottato e applicato correttamente tutte le misure di prevenzione.

Il primo passo è raccogliere la cartella clinica completa, gli esami microbiologici, i referti, le dimissioni, le terapie antibiotiche e far valutare il caso da un avvocato esperto in responsabilità sanitaria insieme a un medico legale.

Se sospetti di aver contratto un’infezione ospedaliera e vuoi capire se esistono i presupposti per ottenere un risarcimento, puoi contattare lo studio SAL Studio Assistenza Legale per ricevere assistenza legale nella materia trattata in questo articolo e valutare la documentazione sanitaria del tuo caso.

Che cosa sono le infezioni ospedaliere

Le infezioni ospedaliere, chiamate anche infezioni nosocomiali o infezioni correlate all’assistenza, sono infezioni che il paziente contrae durante o dopo un ricovero, un intervento, una medicazione, l’applicazione di un catetere, una terapia intensiva, una procedura invasiva o un trattamento sanitario.

Non tutte le infezioni che compaiono dopo un ricovero danno automaticamente diritto al risarcimento. Per ottenere un indennizzo o un risarcimento occorre dimostrare, almeno in termini di probabilità, che l’infezione sia collegata all’ambiente sanitario, alle cure ricevute o alla mancata adozione di adeguate misure di prevenzione.

La struttura sanitaria, a sua volta, deve dimostrare di aver adottato protocolli corretti e, soprattutto, di averli applicati concretamente nel caso specifico.

Quando un’infezione ospedaliera può dare diritto al risarcimento

Il risarcimento può essere richiesto quando l’infezione non rappresenta una semplice complicanza inevitabile, ma è conseguenza di una carenza organizzativa, igienica, diagnostica, terapeutica o assistenziale.

In concreto, possono rilevare:

  • mancata sterilizzazione degli strumenti;
  • igiene insufficiente di ambienti, sale operatorie, camere o dispositivi;
  • uso non corretto di cateteri, drenaggi, cannule o accessi venosi;
  • mancato rispetto dei protocolli antibiotici;
  • ritardo nella diagnosi dell’infezione;
  • ritardo nell’avvio della terapia;
  • dimissioni premature nonostante febbre, dolore, indici infiammatori alterati o peggioramento clinico;
  • assenza di sorveglianza microbiologica;
  • mancata tracciabilità delle procedure di sanificazione;
  • carenza di personale o gestione non adeguata del rischio infettivo.

La responsabilità non nasce perché l’infezione esiste, ma perché l’infezione poteva essere evitata, diagnosticata prima o trattata meglio.

Infezioni ospedaliere più frequenti

Secondo i dati pubblicati da ISS/EpiCentro ed ECDC sulle infezioni correlate all’assistenza, le infezioni più frequenti segnalate negli ospedali europei per acuti riguardano soprattutto apparato respiratorio, vie urinarie, sito chirurgico, sangue e apparato gastrointestinale.

Tipo di infezione Dove si manifesta Situazioni tipiche Prove utili per il risarcimento
Infezione respiratoria Polmoni e vie respiratorie Ventilazione meccanica, terapia intensiva, lunga degenza RX, TAC, emocolture, broncoaspirato, diario clinico
Infezione urinaria Vie urinarie Catetere vescicale, ricovero prolungato, scarsa gestione del dispositivo Urinocoltura, scheda catetere, terapia antibiotica
Infezione del sito chirurgico Ferita operatoria Intervento chirurgico, medicazioni, protesi, drenaggi Referti chirurgici, tampone ferita, foto, rientri in ospedale
Sepsi o batteriemia Sangue e organi Cateteri venosi, infezioni non trattate, diagnosi tardiva Emocolture, PCR, procalcitonina, cartella terapia
Infezione gastrointestinale Intestino Antibiotici, degenza, Clostridioides difficile Esami feci, referti infettivologici, isolamento paziente

Nel rapporto europeo ECDC 2022-2023, ripreso da ISS/EpiCentro, su 22.806 infezioni correlate all’assistenza segnalate, le infezioni respiratorie rappresentavano il 29,3%, quelle urinarie il 19,2%, le infezioni del sito chirurgico il 16,1%, quelle del flusso sanguigno l’11,9% e quelle gastrointestinali il 9,5%.

Perché le infezioni ospedaliere sono così gravi

Un’infezione contratta in ospedale può avere conseguenze molto diverse: in alcuni casi si risolve con una terapia antibiotica; in altri può causare danni permanenti, nuovi interventi chirurgici, invalidità, perdita di autonomia, sepsi, shock settico o morte.

Le conseguenze più frequenti sono:

  • prolungamento della degenza;
  • necessità di nuovi ricoveri;
  • ulteriori interventi chirurgici;
  • terapie antibiotiche pesanti;
  • danno biologico temporaneo o permanente;
  • perdita di capacità lavorativa;
  • danno morale;
  • danno da sofferenza psicofisica;
  • spese mediche, riabilitative e assistenziali;
  • peggioramento della qualità della vita;
  • nei casi più gravi, decesso del paziente.

Le infezioni ospedaliere sono particolarmente pericolose quando coinvolgono pazienti fragili, anziani, immunodepressi, diabetici, oncologici, cardiopatici, neonati, pazienti in terapia intensiva o soggetti sottoposti a interventi complessi.

La struttura sanitaria è sempre responsabile?

No. L’infezione ospedaliera non comporta automaticamente responsabilità della struttura sanitaria.

La giurisprudenza chiarisce che non si tratta di responsabilità oggettiva. Tuttavia, quando il paziente dimostra che l’infezione è verosimilmente insorta in ambito sanitario, la struttura deve provare di aver fatto tutto ciò che era necessario per prevenirla.

La struttura deve quindi dimostrare non solo l’esistenza astratta di protocolli, ma anche la loro concreta applicazione nel caso specifico.

In altre parole, non basta dire: “l’ospedale aveva procedure interne”. Occorre dimostrare che quelle procedure siano state realmente applicate per quel paziente, in quel reparto, in quel periodo e rispetto a quella specifica infezione.

Cosa deve provare il paziente

Il paziente non deve ricostruire ogni dettaglio tecnico dell’organizzazione ospedaliera. Deve però raccogliere elementi sufficienti per dimostrare:

  • il ricovero o il trattamento sanitario;
  • l’insorgenza dell’infezione durante o dopo la prestazione sanitaria;
  • il peggioramento delle condizioni di salute;
  • il danno subito;
  • il collegamento probabile tra infezione, cure ricevute e danno.

Gli elementi più importanti sono il criterio temporale, il criterio topografico e il criterio clinico.

Criterio Che cosa significa Esempio pratico
Temporale L’infezione compare durante il ricovero o poco dopo le dimissioni Febbre e pus dalla ferita pochi giorni dopo l’intervento
Topografico L’infezione riguarda la zona trattata o operata Infezione nella sede della protesi o della ferita chirurgica
Clinico Il tipo di batterio e l’evoluzione sono compatibili con ambiente sanitario Stafilococco, Klebsiella, Pseudomonas, sepsi post-ricovero

Cosa deve provare l’ospedale

La struttura sanitaria deve dimostrare di aver adottato tutte le cautele previste dalla normativa, dalle linee guida, dalle buone pratiche clinico-assistenziali e dalle regole di prevenzione del rischio infettivo.

In particolare, può essere chiamata a provare:

  • protocolli di disinfezione, sterilizzazione e sanificazione;
  • modalità di pulizia degli ambienti;
  • controllo della sala operatoria;
  • tracciabilità degli strumenti chirurgici;
  • gestione di cateteri, drenaggi e accessi venosi;
  • sorveglianza microbiologica;
  • corretta gestione dei rifiuti sanitari;
  • controllo della qualità dell’aria e degli impianti;
  • rispetto delle procedure di isolamento;
  • corretta gestione dei visitatori;
  • rapporto tra personale e pazienti;
  • orari effettivi delle attività di prevenzione;
  • report interni su germi sentinella e infezioni di reparto.
Tema probatorio Paziente Struttura sanitaria
Esistenza del ricovero Deve provarla con cartella clinica e documenti Normalmente non contestata
Insorgenza dell’infezione Deve documentare sintomi, esami e diagnosi Deve spiegare origine e gestione clinica
Nesso causale Può usare presunzioni cliniche, temporali e topografiche Deve provare causa alternativa o inevitabilità
Protocolli preventivi Non deve conoscere l’organizzazione interna Deve produrre procedure e prova di applicazione concreta
Danno Deve documentare invalidità, sofferenza, spese e perdita economica Può contestare entità e causalità del danno

Fonte normativa

Legge 8 marzo 2017, n. 24, detta Legge Gelli-Bianco.
La legge disciplina la sicurezza delle cure e la responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie.

Articolo 7 Legge 24/2017.
La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del Codice civile, delle condotte dolose o colpose degli operatori sanitari di cui si avvale. Il professionista sanitario risponde di regola ai sensi dell’articolo 2043 del Codice civile, salvo che abbia assunto un’obbligazione contrattuale diretta con il paziente.

Articolo 8 Legge 24/2017.
Prima di avviare una causa civile per responsabilità sanitaria, il danneggiato deve attivare il procedimento di consulenza tecnica preventiva ai fini conciliativi ex articolo 696-bis c.p.c., oppure il procedimento di mediazione previsto dal D.lgs. 28/2010. Si tratta di una condizione di procedibilità.

Articolo 696-bis c.p.c.
Consente di chiedere una consulenza tecnica preventiva con finalità conciliativa, molto importante nei casi di errore medico e infezioni ospedaliere perché permette una valutazione medico-legale prima della causa ordinaria.

Articoli 1218, 1223, 1228, 2043, 2059 e 2697 Codice civile.
Sono rilevanti per responsabilità contrattuale, danno risarcibile, responsabilità per ausiliari, responsabilità extracontrattuale, danno non patrimoniale e onere della prova.

D.M. 15 dicembre 2023, n. 232.
Regola i requisiti minimi delle polizze assicurative e delle misure analoghe per strutture sanitarie, sociosanitarie ed esercenti le professioni sanitarie. Il provvedimento è entrato in vigore il 16 marzo 2024.

D.P.R. 13 gennaio 2025, n. 12.
Ha introdotto la Tabella Unica Nazionale per la liquidazione del danno non patrimoniale da macrolesioni, rilevante anche nella responsabilità sanitaria per lesioni di non lieve entità.

Giurisprudenza rilevante.
La Corte di Cassazione ha chiarito che, nei casi di infezioni nosocomiali, la struttura deve provare di aver adottato e concretamente applicato le misure idonee a prevenire il rischio infettivo. Tra i riferimenti rilevanti: Cass. civ., sez. III, n. 6386/2023; Cass. civ., sez. III, n. 16900/2023; Cass. civ., sez. III, n. 26091/2023.

Come richiedere il risarcimento per infezione ospedaliera

La procedura deve essere costruita con ordine. Un errore molto frequente è inviare subito una richiesta generica all’ospedale senza prima avere una valutazione medico-legale solida.

1. Richiedere la cartella clinica completa

La cartella clinica è il documento principale. Deve contenere diario clinico, schede infermieristiche, esami, referti, terapie, consenso informato, intervento chirurgico, lettere di dimissione, esami microbiologici e ogni annotazione relativa a febbre, infezione, antibiotici, medicazioni o complicanze.

2. Recuperare esami e referti microbiologici

Sono fondamentali:

  • emocolture;
  • urinocolture;
  • tamponi ferita;
  • antibiogrammi;
  • PCR;
  • procalcitonina;
  • globuli bianchi;
  • esami radiologici;
  • consulenze infettivologiche;
  • referti di pronto soccorso dopo le dimissioni.

3. Ricostruire la cronologia

È essenziale stabilire quando il paziente è entrato in ospedale, quando sono comparsi febbre o sintomi, quando è stata diagnosticata l’infezione, quando sono stati somministrati gli antibiotici e se vi siano stati ritardi.

4. Far valutare il caso da medico legale e avvocato

La valutazione deve stabilire se esistono:

  • nesso causale tra ricovero e infezione;
  • condotta sanitaria censurabile;
  • danno risarcibile;
  • margini per una trattativa;
  • opportunità di procedere con ATP, mediazione o causa.

5. Inviare richiesta risarcitoria

La richiesta deve essere precisa, documentata e tecnicamente fondata. Deve indicare i fatti, il periodo del ricovero, l’infezione, il danno, i profili di responsabilità e la richiesta di apertura del sinistro.

6. Attivare ATP o mediazione

Nelle controversie di responsabilità sanitaria, prima della causa occorre rispettare la condizione di procedibilità prevista dall’articolo 8 della Legge 24/2017. La strada più utile, nei casi complessi, è spesso l’accertamento tecnico preventivo ex articolo 696-bis c.p.c., perché consente una valutazione medico-legale davanti al giudice.

7. Valutare accordo o causa

Se la struttura o l’assicurazione formulano un’offerta congrua, si può chiudere la controversia in via stragiudiziale. Se l’offerta manca o è insufficiente, si può procedere giudizialmente.

ATP, mediazione o causa: quale procedura scegliere

Procedura Quando è utile Vantaggi Limiti
Trattativa stragiudiziale Caso documentato e responsabilità evidente Più rapida, meno costosa, possibile accordo Dipende dalla disponibilità di struttura e assicurazione
Mediazione Casi meno tecnici o con margini negoziali Può evitare il giudizio Spesso serve comunque una perizia forte
ATP ex art. 696-bis c.p.c. Casi medico-legali complessi Valutazione tecnica davanti al giudice Tempi e costi maggiori rispetto alla trattativa
Causa civile Mancato accordo o contestazione forte Può portare a sentenza e condanna Tempi più lunghi, rischio processuale

Entro quanto tempo si può chiedere il risarcimento

In linea generale, l’azione contro la struttura sanitaria ha natura contrattuale e si prescrive in dieci anni. L’azione contro il singolo medico, salvo rapporto contrattuale diretto con il paziente, ha normalmente natura extracontrattuale e si prescrive in cinque anni.

Nei casi di decesso, danno ai familiari, responsabilità penale, interruzione della prescrizione o rapporti complessi tra paziente, struttura e sanitari, i termini devono essere valutati caso per caso.

Per questo è importante non aspettare: più passa il tempo, più diventa difficile recuperare documenti, prove, testimoni e tracciabilità clinica.

Focus su SAL Studio Assistenza Legale

SAL Studio Assistenza Legale offre assistenza legale in tutta Italia nelle procedure di risarcimento danni da errore medico, malasanità e infezioni ospedaliere.

Nei casi di infezioni correlate all’assistenza, lo studio può affiancare il paziente o i familiari nella raccolta della documentazione sanitaria, nella valutazione medico-legale, nella richiesta risarcitoria, nella trattativa con struttura e assicurazione, nella mediazione, nell’accertamento tecnico preventivo e nell’eventuale giudizio civile.

“Per contattare lo studio legale oppure per conoscere la Sede operativa più vicina alla tua città di residenza e per fissare un appuntamento con uno dei nostri avvocati presenti in TUTTA ITALIA: 081-195 70 162 (Fisso) – 320 223 18 35(Cellulare)”.

Quando conviene rivolgersi subito a un avvocato

È consigliabile chiedere assistenza legale quando:

  • l’infezione è comparsa durante o subito dopo il ricovero;
  • il paziente ha avuto febbre, sepsi, shock settico o nuovo intervento;
  • la struttura ha minimizzato il problema;
  • la cartella clinica è incompleta o poco chiara;
  • vi sono stati ritardi nella diagnosi;
  • la terapia antibiotica è stata iniziata tardi;
  • sono rimasti postumi permanenti;
  • il paziente è deceduto;
  • l’assicurazione propone una somma bassa;
  • non si sa come quantificare il danno.

Un caso di infezione ospedaliera non si vince con una lamentela generica. Si costruisce con documenti, cronologia, prova medico-legale e corretta impostazione giuridica.

FAQ

Che cos’è un’infezione ospedaliera?

Un’infezione ospedaliera è un’infezione contratta durante un ricovero, un intervento, una terapia, una medicazione o un trattamento sanitario. Può comparire anche dopo le dimissioni, se collegata alle cure ricevute. Viene chiamata anche infezione nosocomiale o infezione correlata all’assistenza.

Quando si può chiedere il risarcimento per infezione ospedaliera?

Si può chiedere il risarcimento quando l’infezione è collegabile al ricovero o alla prestazione sanitaria e la struttura non dimostra di aver adottato e applicato correttamente tutte le misure di prevenzione, igiene, sterilizzazione, sorveglianza e cura previste.

Basta aver contratto un’infezione in ospedale per essere risarciti?

No. Non basta dimostrare di essersi infettati. Occorre provare il danno e il collegamento probabile con il ricovero o con le cure ricevute. La struttura sanitaria deve poi dimostrare di aver rispettato e applicato concretamente i protocolli di prevenzione.

Quali infezioni ospedaliere danno più spesso luogo a richieste di risarcimento?

Le più frequenti riguardano infezioni del sito chirurgico, sepsi, infezioni respiratorie, infezioni urinarie da catetere, batteriemie, infezioni da protesi, infezioni da Stafilococco aureo, Klebsiella, Pseudomonas, Escherichia coli e Clostridioides difficile.

Chi è responsabile dell’infezione ospedaliera?

Può essere responsabile la struttura sanitaria pubblica o privata se non prova di aver adottato e applicato misure idonee a prevenire l’infezione. In alcuni casi può essere coinvolto anche il singolo sanitario, ma la responsabilità della struttura è centrale nei casi di carenza organizzativa.

Che cosa deve provare il paziente?

Il paziente deve provare il ricovero, l’insorgenza dell’infezione, il danno subito e il collegamento probabile tra infezione e assistenza sanitaria. Può usare cartella clinica, referti, esami microbiologici, fotografie, certificati, perizia medico-legale e cronologia dei sintomi.

Che cosa deve provare l’ospedale?

L’ospedale deve provare di aver adottato protocolli di prevenzione adeguati e di averli applicati concretamente nel caso specifico. Deve quindi produrre documentazione su sterilizzazione, sanificazione, sorveglianza microbiologica, gestione dispositivi, personale, procedure e controlli effettivi.

Quali documenti servono per chiedere il risarcimento?

Servono cartella clinica completa, dimissioni, referti, esami microbiologici, antibiogrammi, emocolture, tamponi, urinocolture, terapie antibiotiche, certificati di malattia, fotografie, ricevute di spese mediche, documentazione lavorativa e perizia medico-legale.

Quanto tempo ho per fare causa all’ospedale?

In generale, l’azione contro la struttura sanitaria ha prescrizione decennale perché fondata sulla responsabilità contrattuale. L’azione contro il singolo sanitario è normalmente quinquennale, salvo rapporto contrattuale diretto. I casi di decesso o responsabilità penale richiedono valutazione specifica.

Prima della causa è obbligatoria la mediazione?

Nelle controversie di responsabilità sanitaria è necessario rispettare la condizione di procedibilità prevista dall’articolo 8 della Legge 24/2017. Il danneggiato deve attivare l’accertamento tecnico preventivo ex articolo 696-bis c.p.c. oppure, in alternativa, la mediazione.

Quanto può valere un risarcimento per infezione ospedaliera?

Dipende dalla gravità del danno, dalla durata della malattia, dagli eventuali postumi permanenti, dalle spese sostenute, dalla perdita di reddito, dalla sofferenza morale e dall’impatto sulla vita quotidiana. Nei casi gravi, con invalidità permanente o decesso, il valore può essere molto elevato.

I familiari possono chiedere il risarcimento se il paziente muore?

Sì. In caso di decesso da infezione ospedaliera, i familiari possono chiedere il risarcimento dei danni subiti iure proprio e, in alcuni casi, dei danni maturati dal paziente prima della morte. Serve una valutazione medico-legale e giuridica molto accurata.

Cosa fare subito se sospetto un’infezione ospedaliera?

Bisogna richiedere la cartella clinica completa, conservare tutti i referti, annotare la cronologia dei sintomi, fotografare eventuali lesioni, conservare ricevute e certificati, evitare dichiarazioni affrettate e rivolgersi a un avvocato esperto in responsabilità sanitaria con supporto medico-legale.

 

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il contenuto testuale è AI-assisted, realizzato da SAL Studioassistenzalegale.it con il supporto di ChatGPT (GPT-5), OpenAI, nel rispetto dei principi di trasparenza previsti dal Regolamento (UE) 2024/1689. Le immagini incluse sono AI-generated tramite ChatGPT (GPT-5 Image Generation).
Fonte: OpenAI. “ChatGPT.” ChatGPT, OpenAI, [29/05/2026], https://chat.openai.com.

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