Assegno di mantenimento dei figli nati da genitori non sposati
Assegno di mantenimento dei figli nati da genitori non sposati: guida completa 2026
I figli nati da genitori non sposati hanno gli stessi diritti dei figli nati nel matrimonio. Se i genitori si separano o non convivono più, è opportuno regolare formalmente affidamento, collocamento, assegno di mantenimento, spese straordinarie e Assegno Unico, preferibilmente con accordo assistito da avvocati o con ricorso al Tribunale.
Perché è importante regolare il mantenimento dei figli di genitori non sposati
Quando due genitori non sposati hanno un figlio, la mancanza del matrimonio non cambia i diritti del minore. Il figlio ha diritto a essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente da entrambi i genitori.
Il problema nasce quando la coppia entra in crisi, smette di convivere oppure non ha mai convissuto stabilmente. In questi casi non basta un accordo verbale, perché un’intesa non formalizzata può creare problemi su:
- importo dell’assegno di mantenimento;
- pagamento delle spese scolastiche, mediche e sportive;
- tempi di permanenza con ciascun genitore;
- residenza prevalente del figlio;
- gestione dell’Assegno Unico Universale;
- ISEE minorenni;
- recupero degli arretrati in caso di mancato pagamento.
Per questo, anche tra genitori non sposati, è consigliabile formalizzare le condizioni relative al figlio con un accordo legalmente valido.
Figli nati fuori dal matrimonio: hanno gli stessi diritti?
Sì. Nel diritto italiano non esiste più una differenza sostanziale tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori dal matrimonio.
La legge stabilisce che tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico.
Questo significa che il figlio nato da genitori non sposati ha diritto al mantenimento, all’educazione, all’istruzione, all’assistenza morale e a mantenere rapporti equilibrati con entrambi i genitori, se ciò risponde al suo interesse.
La crisi della coppia non elimina i doveri genitoriali.
Anche se i genitori non sono sposati, non convivono o hanno interrotto la relazione, entrambi restano obbligati a contribuire al mantenimento del figlio in proporzione alle rispettive capacità economiche.
Un dato importante: sempre più figli nascono da genitori non sposati
Il tema riguarda un numero crescente di famiglie italiane.
Secondo i dati ISTAT sulla natalità, nel 2024 in Italia sono nati 369.944 bambini. I figli nati fuori dal matrimonio sono stati 159.671, pari al 43,2% del totale delle nascite.
Questo dato dimostra che la famiglia non fondata sul matrimonio è ormai una realtà molto diffusa. Proprio per questo è sempre più importante conoscere le regole su affidamento, mantenimento, spese e Assegno Unico.
Quando serve l’assegno di mantenimento
L’assegno di mantenimento serve quando il figlio vive prevalentemente con un genitore e l’altro deve contribuire economicamente alle spese ordinarie.
L’assegno non è una “somma per l’ex partner”. È un contributo destinato al figlio. Serve a coprire le esigenze quotidiane, come vitto, abbigliamento, casa, scuola ordinaria, trasporti, cura personale e vita sociale.
L’assegno può essere necessario anche in caso di affidamento condiviso. Infatti, affidamento condiviso non significa automaticamente mantenimento diretto al 50%. Se il figlio vive prevalentemente con un genitore, l’altro può essere tenuto a versare un contributo periodico.
Come si calcola l’assegno di mantenimento per i figli
Non esiste una tabella nazionale unica e obbligatoria valida per tutti i casi. Il giudice valuta la situazione concreta.
I criteri principali sono:
- esigenze attuali del figlio;
- tenore di vita goduto quando i genitori vivevano insieme;
- redditi e patrimoni di entrambi i genitori;
- tempi di permanenza presso ciascun genitore;
- eventuale assegnazione della casa familiare;
- numero dei figli;
- spese scolastiche, sanitarie, sportive e ricreative;
- capacità lavorativa dei genitori;
- valore economico dei compiti domestici e di cura svolti da ciascun genitore.
Il principio centrale è la proporzionalità: ciascun genitore deve contribuire secondo le proprie possibilità economiche e secondo il concreto assetto di vita del figlio.
Tabella orientativa dell’assegno di mantenimento
Gli importi dipendono sempre dal caso concreto. Tuttavia, in via puramente orientativa, si possono usare questi valori come base di ragionamento.
| Reddito netto mensile del genitore obbligato | 1 figlio | 2 figli |
|---|---|---|
| 1.000 / 1.200 euro | 250 / 300 euro | 500/ 550euro |
| 1.500 / 1.600 euro | 300 / 350euro | 550 / 650 euro |
| 2.000 euro | 400 / 500 euro | 700 / 800 euro |
| 3.000 euro | 600 / 800 euro | 1.000 / 1.200 euro |
Questa tabella non sostituisce la valutazione legale. Serve solo come orientamento iniziale. Il caso concreto può portare a importi più bassi o più alti, soprattutto se vi sono spese straordinarie importanti, grandi differenze reddituali o tempi di permanenza molto squilibrati.
Spese ordinarie e spese straordinarie: differenza
L’assegno mensile copre normalmente le spese ordinarie del figlio.
Rientrano di solito tra le spese ordinarie:
- alimentazione;
- abbigliamento ordinario;
- materiale scolastico di base;
- trasporti ordinari;
- piccole spese quotidiane;
- quota ordinaria delle utenze e della casa in cui vive il figlio.
Le spese straordinarie, invece, vengono normalmente divise tra i genitori in percentuale, spesso al 50%, salvo diverso accordo o diversa decisione del giudice.
Possono rientrare tra le spese straordinarie:
- visite mediche specialistiche;
- cure odontoiatriche;
- occhiali e apparecchi ortodontici;
- farmaci non ordinari;
- attività sportive;
- corsi extrascolastici;
- viaggi di istruzione;
- università;
- ripetizioni;
- spese scolastiche rilevanti.
È importante indicare nell’accordo quali spese devono essere concordate prima e quali possono essere sostenute direttamente dal genitore che ha urgenza di provvedere.
Affidamento condiviso e collocamento prevalente
Nella maggior parte dei casi l’affidamento è condiviso.
Questo significa che entrambi i genitori partecipano alle decisioni importanti sulla vita del figlio, come salute, scuola, educazione e residenza abituale.
L’affidamento condiviso non significa però che il figlio debba vivere esattamente metà tempo con ciascun genitore.
Spesso il minore viene collocato prevalentemente presso uno dei due genitori, mentre l’altro ha tempi di permanenza regolati.
L’accordo deve quindi distinguere bene tra:
- affidamento;
- collocamento prevalente;
- residenza anagrafica del figlio;
- calendario di visita e pernottamento;
- vacanze estive;
- festività natalizie e pasquali;
- compleanni e ricorrenze;
- contributo economico mensile.
Questa distinzione evita conflitti e rende l’accordo più chiaro anche per scuola, medico, CAF, INPS e altri uffici.
Assegno Unico Universale e genitori non sposati
L’Assegno Unico Universale è una prestazione economica riconosciuta per i figli a carico. In caso di genitori separati, non conviventi o non sposati, la gestione può diventare delicata.
In linea generale, l’Assegno Unico può essere pagato al richiedente oppure ripartito tra i genitori che esercitano la responsabilità genitoriale.
In caso di affidamento esclusivo, in mancanza di diverso accordo, spetta al genitore affidatario.
Nei casi di affidamento condiviso con collocamento prevalente presso un genitore, la giurisprudenza più recente ha riconosciuto la possibilità di attribuire l’Assegno Unico integralmente al genitore collocatario, quando ciò risponde all’interesse del figlio e alla gestione concreta delle sue spese quotidiane.
Per evitare contestazioni è preferibile scrivere chiaramente nell’accordo:
- chi presenta la domanda;
- se l’importo viene diviso al 50%;
- se viene attribuito al 100% al genitore collocatario;
- come l’Assegno Unico incide sul mantenimento;
- come vengono gestiti eventuali arretrati INPS.
ISEE minorenni: attenzione agli automatismi
Quando i genitori non sono sposati e non convivono, per alcune prestazioni rivolte al minore può essere necessario l’ISEE minorenni.
Non è corretto dire in modo automatico che l’accordo sul mantenimento “esclude sempre” l’altro genitore dall’ISEE. La disciplina ISEE richiede di verificare la situazione concreta del genitore non convivente e le specifiche condizioni previste dalla normativa.
In pratica, l’accordo o il provvedimento che regola affidamento e mantenimento può essere molto importante, ma bisogna verificare caso per caso:
- se i genitori sono conviventi o non conviventi;
- se sono coniugati con altre persone;
- se hanno figli con altri partner;
- se esiste un provvedimento o accordo formale sul mantenimento;
- quale prestazione viene richiesta;
- quale DSU deve essere compilata.
Il punto corretto è questo: regolamentare formalmente affidamento e mantenimento aiuta a rendere più chiara la posizione del minore, ma l’effetto sull’ISEE va valutato tecnicamente in base alla normativa vigente.
Procedura consensuale: come regolare affidamento e mantenimento
Se i genitori sono d’accordo, la soluzione più rapida è predisporre un accordo completo con l’assistenza degli avvocati.
L’accordo deve disciplinare:
- affidamento del figlio;
- collocamento prevalente;
- calendario di frequentazione;
- assegno mensile di mantenimento;
- ripartizione delle spese straordinarie;
- Assegno Unico;
- documenti scolastici e sanitari;
- comunicazioni tra genitori;
- vacanze, festività e compleanni;
- eventuali modalità di revisione dell’accordo.
Per i genitori non sposati è oggi possibile utilizzare anche la negoziazione assistita per raggiungere una soluzione consensuale in materia di affidamento e mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio, nei casi consentiti dalla legge.
Procedura giudiziale: cosa succede se non c’è accordo
Se i genitori non trovano un accordo, ciascuno può rivolgersi al Tribunale competente per chiedere la regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento.
Il giudice può stabilire:
- con chi vive prevalentemente il figlio;
- quanto tempo trascorre con l’altro genitore;
- l’importo dell’assegno di mantenimento;
- la divisione delle spese straordinarie;
- l’assegnazione della casa familiare, se ne ricorrono i presupposti;
- la gestione dell’Assegno Unico;
- eventuali provvedimenti urgenti nell’interesse del minore.
Il procedimento segue le regole del rito in materia di persone, minorenni e famiglie.
Focus Studio Legale SAL: regolamentazione online in tutta Italia
Studio Assistenza Legale SAL offre assistenza legale in tutta Italia per la regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento dei figli nati da genitori non sposati.
Lo studio assiste i genitori nelle procedure consensuali online, con particolare attenzione a:
- affidamento condiviso;
- collocamento del figlio;
- assegno di mantenimento;
- spese straordinarie;
- Assegno Unico;
- ISEE minorenni;
- accordi rapidi e chiari;
- tutela del minore;
- riduzione del conflitto tra genitori.
Nei casi consensuali, con documentazione completa e assenza di criticità particolari, Studio Assistenza Legale SAL offre assistenza nelle procedure veloci di regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento dei figli di genitori non sposati online, con tariffa di € 350 a genitore e con definizione della pratica in circa 15 giorni.
Per contattare lo studio legale oppure per conoscere la Sede operativa più vicina alla tua città di residenza e per fissare un appuntamento con uno dei nostri avvocati presenti in TUTTA ITALIA: 081-195 70 162 (Fisso) – 320 223 18 35(Cellulare)
Perché conviene formalizzare l’accordo
Formalizzare l’accordo non significa “fare causa”. Al contrario, quando i genitori sono d’accordo, serve a prevenire problemi futuri.
Un accordo ben scritto consente di:
- evitare discussioni sull’importo del mantenimento;
- stabilire regole chiare sulle spese straordinarie;
- gestire meglio l’Assegno Unico;
- avere documenti utili per CAF, INPS e scuola;
- proteggere il figlio da conflitti ripetuti;
- evitare accordi verbali difficili da dimostrare;
- modificare le condizioni in futuro se cambiano redditi, esigenze o tempi di permanenza.
La regolamentazione è particolarmente utile quando il genitore non convivente paga in modo irregolare, non contribuisce alle spese o contesta la gestione economica del figlio.
Si può modificare l’assegno di mantenimento?
Sì. L’assegno di mantenimento può essere modificato quando cambiano le condizioni economiche o familiari.
La modifica può essere richiesta, ad esempio, se:
- un genitore perde il lavoro;
- un genitore aumenta sensibilmente il reddito;
- il figlio cresce e aumentano le spese;
- cambiano i tempi di permanenza;
- il figlio inizia l’università;
- sopraggiungono spese mediche importanti;
- uno dei genitori forma una nuova famiglia;
- il figlio diventa economicamente autosufficiente.
La modifica deve essere formalizzata. Non è prudente ridurre o sospendere autonomamente l’assegno senza accordo scritto o provvedimento.
Cosa succede se il genitore non paga
Se il genitore obbligato non paga il mantenimento, l’altro può attivarsi per recuperare le somme dovute.
A seconda del caso, possono essere utilizzati strumenti come:
- diffida legale;
- richiesta di pagamento degli arretrati;
- precetto;
- pignoramento dello stipendio;
- pignoramento del conto corrente;
- richiesta di pagamento diretto da parte del datore di lavoro;
- eventuali iniziative ulteriori nei casi più gravi.
Per agire in modo efficace è importante avere un titolo valido, cioè un accordo formalizzato o un provvedimento del giudice. Senza un documento formale, il recupero può diventare più difficile.
Fonte normativa
Le principali fonti normative da considerare sono:
- Costituzione italiana, articolo 30;
- Codice civile, articolo 315-bis, sui diritti e doveri del figlio;
- Codice civile, articolo 316-bis, sul concorso dei genitori nel mantenimento;
- Codice civile, articolo 337-ter, sui provvedimenti riguardo ai figli;
- Legge 10 dicembre 2012, n. 219, sulla parificazione dello stato giuridico dei figli;
- Decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154, sulla revisione della disciplina della filiazione;
- Codice di procedura civile, articoli 473-bis e seguenti, sul rito in materia di persone, minorenni e famiglie;
- Decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito in Legge 10 novembre 2014, n. 162, sulla negoziazione assistita;
- Decreto legislativo 29 dicembre 2021, n. 230, sull’Assegno Unico Universale;
- D.P.C.M. 5 dicembre 2013, n. 159, sulla disciplina ISEE;
- Istruzioni ISEE 2026 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
FAQ
I figli di genitori non sposati hanno diritto al mantenimento?
Sì. I figli nati da genitori non sposati hanno gli stessi diritti dei figli nati nel matrimonio. Entrambi i genitori devono contribuire al mantenimento, all’educazione, all’istruzione e alla cura morale del figlio.
Il padre deve pagare il mantenimento se non è sposato con la madre?
Sì, se ha riconosciuto il figlio o se la paternità è stata accertata. Il matrimonio non è necessario perché sorga l’obbligo di mantenimento. Il dovere nasce dal rapporto di filiazione.
Quanto deve pagare un genitore per il mantenimento di un figlio?
Dipende dai redditi dei genitori, dalle esigenze del figlio, dai tempi di permanenza e dalle spese concrete. Non esiste un importo fisso uguale per tutti. Il criterio principale è la proporzionalità tra capacità economica dei genitori e bisogni del figlio.
L’affidamento condiviso elimina l’assegno di mantenimento?
No. Anche con affidamento condiviso può essere previsto un assegno mensile, soprattutto se il figlio vive prevalentemente con un genitore o se esiste una forte differenza economica tra i genitori.
L’Assegno Unico riduce automaticamente il mantenimento?
No. L’Assegno Unico non elimina automaticamente l’assegno di mantenimento. Può essere considerato nella regolamentazione economica complessiva, ma occorre indicare chiaramente nell’accordo o nel provvedimento come viene gestito.
L’Assegno Unico spetta sempre al 50% tra i genitori?
Non sempre. Può essere ripartito tra i genitori, ma in alcuni casi può essere attribuito integralmente al genitore collocatario, soprattutto se il figlio vive prevalentemente con lui e ciò risponde all’interesse del minore.
Serve il Tribunale se i genitori non sposati sono d’accordo?
Non sempre è necessario affrontare una causa contenziosa. Se i genitori sono d’accordo, è possibile predisporre una regolamentazione consensuale con l’assistenza degli avvocati, anche attraverso strumenti come la negoziazione assistita nei casi previsti dalla legge.
Si può fare tutto online?
Sì, nei casi consensuali e con documentazione completa, molte attività possono essere gestite online con l’assistenza di avvocati. Studio Assistenza Legale SAL offre assistenza in tutta Italia per procedure online di regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento.
Quanto costa la procedura con Studio Assistenza Legale SAL?
Per le procedure veloci consensuali online di regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento dei figli di genitori non sposati, Studio Assistenza Legale SAL indica una tariffa di € 350 a genitore, con definizione della pratica in circa 15 giorni nei casi compatibili.
Si può modificare l’accordo sul mantenimento?
Sì. Se cambiano redditi, esigenze del figlio, tempi di permanenza o altre circostanze rilevanti, le condizioni possono essere modificate con un nuovo accordo o con richiesta al giudice.
Cosa fare se l’altro genitore non paga il mantenimento?
È possibile inviare una diffida e, se esiste un titolo valido, procedere al recupero degli arretrati anche con strumenti esecutivi. Per questo è importante formalizzare correttamente l’accordo.
L’ISEE minorenni cambia se c’è un accordo sul mantenimento?
Può cambiare, ma non automaticamente in ogni caso. L’effetto sull’ISEE dipende dalla situazione concreta dei genitori e dalle regole applicabili. Per questo è opportuno valutare la posizione prima di presentare la DSU.
AI Disclosure (AI Act 2025 – Legge Italiana 132/2025):
il contenuto testuale è AI-assisted, realizzato da SAL Studioassistenzalegale.it con il supporto di ChatGPT (GPT-5), OpenAI, nel rispetto dei principi di trasparenza previsti dal Regolamento (UE) 2024/1689. Le immagini incluse sono AI-generated tramite ChatGPT (GPT-5 Image Generation).
Fonte: OpenAI. “ChatGPT.” ChatGPT, OpenAI, [13.05.2026], https://chat.openai.com.

