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Posso cacciare di casa il mio compagno convivente?

Posso cacciare di casa il mio compagno convivente?

Le convivenze di fatto sono sempre più diffuse in Italia, ma non sempre le relazioni durano nel tempo. Quando il rapporto finisce, può sorgere una domanda difficile e concreta:
“Posso cacciare di casa il mio compagno convivente?”

La risposta dipende da diversi fattori, in particolare da chi è il titolare dell’immobile, dalla presenza di figli e dal tipo di rapporto giuridico esistente tra i conviventi.

In questa guida legale e pratica analizziamo i diritti di ciascun partner, le regole per l’allontanamento dall’abitazione comune e come gestire la fine della convivenza nel rispetto della legge.


1. Conviventi di fatto: chi sono e cosa prevede la legge

La Legge n. 76/2016 (Legge Cirinnà) ha introdotto la figura dei conviventi di fatto, ossia due persone maggiorenni unite da un legame stabile di coppia, non vincolate da matrimonio o unione civile.
La convivenza può essere:

  • di fatto, cioè semplicemente basata sulla coabitazione e sulla comunione di vita;

  • registrata, mediante dichiarazione all’Ufficio Anagrafe del Comune di residenza.

Importante: la convivenza di fatto non attribuisce gli stessi diritti del matrimonio o dell’unione civile. Tuttavia, riconosce alcune tutele, soprattutto in ambito patrimoniale e abitativo.


2. Chi è il titolare dell’immobile? La questione centrale

Per capire se si può “cacciare di casa” un convivente, occorre prima stabilire chi è il proprietario o titolare dell’abitazione.
Da questo elemento dipendono i diritti di permanenza o di uscita del partner.

Caso 1 – Casa di proprietà di uno solo dei conviventi

Se la casa è intestata a uno solo dei due, il convivente non proprietario non ha un diritto autonomo di abitazione.
In linea generale, quindi, può essere invitato a lasciare l’abitazione, purché ciò avvenga:

  • in modo civile e non violento;

  • senza violare la legge o i diritti fondamentali (ad esempio, la dignità o la sicurezza personale);

  • nel rispetto dei tempi necessari per trovare un’altra sistemazione.

Tuttavia, non è possibile “cacciare di casa” il convivente di punto in bianco: se rifiuta di andarsene, l’unico modo legittimo per ottenere il rilascio dell’immobile è ricorrere all’autorità giudiziaria, che potrà ordinare lo sgombero o il rilascio.

Caso 2 – Casa in affitto

Se l’abitazione è in locazione e entrambi i conviventi sono intestatari del contratto, entrambi hanno diritto a restare nell’immobile fino alla scadenza del contratto.
Se invece solo uno è l’intestatario, il convivente non titolare non ha diritto a rimanere dopo la cessazione della convivenza, salvo diverso accordo con il conduttore principale o il locatore.

Caso 3 – Casa in comproprietà

Quando l’immobile è in comproprietà tra i conviventi, nessuno dei due può “cacciare” l’altro.
In caso di rottura, l’unica soluzione è regolare l’uso del bene comune tramite un accordo o, in mancanza, chiedere la divisione giudiziale dell’immobile.


3. La presenza di figli: quando il convivente non può essere allontanato

Se la coppia ha figli minori o non autosufficienti, la situazione cambia radicalmente.
In questi casi prevale l’interesse superiore del minore: il giudice può assegnare la casa familiare al genitore convivente con i figli, anche se non è proprietario dell’immobile.

➡️ Ciò significa che non si può cacciare di casa il compagno o la compagna se con lui/lei vivono i figli della coppia e l’abitazione è considerata la casa familiare.
L’eventuale allontanamento può avvenire solo su decisione del Tribunale, a tutela del minore.


4. Convivenza finita: cosa fare in concreto

Quando la convivenza termina, è fondamentale gestire la separazione in modo legale e ordinato, per evitare conflitti e responsabilità.
Ecco i passaggi consigliati:

  1. Comunicare la volontà di interrompere la convivenza, preferibilmente per iscritto o alla presenza di un legale.

  2. Stabilire un termine ragionevole per lasciare l’abitazione, se uno dei due non ne è titolare.

  3. In caso di disaccordo o rifiuto, rivolgersi a un avvocato per ottenere, se necessario, un provvedimento di rilascio dell’immobile.

  4. Se ci sono figli, presentare un ricorso al Tribunale per regolare l’affidamento e l’assegnazione della casa familiare.


5. Quando serve l’intervento del giudice

Nonostante la casa sia di proprietà di un solo convivente, non è mai legittimo usare la forza o impedire l’accesso al partner, ad esempio cambiando la serratura o gettando fuori i suoi effetti personali.

Tali condotte possono integrare reati di violenza privata o esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Se il convivente non vuole lasciare l’immobile, è necessario presentare un ricorso al giudice civile per ottenere un ordine di rilascio.

In situazioni di conflitto grave o pericolo, si può anche richiedere l’intervento delle forze dell’ordine o del giudice penale, se si configurano episodi di violenza domestica.


6. Ruolo dell’avvocato nella fine della convivenza

L’assistenza di un avvocato esperto in diritto di famiglia è fondamentale per:

  • valutare la posizione giuridica di ciascun convivente;

  • verificare i diritti sull’immobile e i tempi di rilascio;

  • tutelare l’interesse dei figli minori;

  • presentare eventuali ricorsi al giudice per l’allontanamento o l’assegnazione della casa.

Un legale può anche favorire un accordo extragiudiziale, evitando conflitti e costi inutili.


7. Consigli pratici per gestire la situazione senza conflitti

  • Evita azioni impulsive o illegali (es. cambiare serratura o buttare fuori i beni dell’altro).

  • Mantieni la comunicazione su un piano civile, magari con la mediazione di un avvocato.

  • In caso di tensioni o violenza, chiama immediatamente le forze dell’ordine.

  • Se possibile, formalizza la fine della convivenza anche in Comune, per interrompere eventuali effetti giuridici o patrimoniali.


Conclusione

Alla domanda “Posso cacciare di casa il mio compagno convivente?”, la risposta è:
solo se ne hai il titolo legale (proprietà o contratto d’affitto) e solo nel rispetto delle procedure previste dalla legge.
Non è mai consentito agire con la forza o senza una base giuridica chiara.

In caso di disaccordi o tensioni, la soluzione più sicura è rivolgersi a un avvocato per valutare la situazione e, se necessario, richiedere un provvedimento del giudice.

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